Sisterhood unloaded #update

In diversi anni le cose sono un po’ cambiate da quando è stato scritto il testo che trovate nella pagina “progetto” e da quando è iniziato questo blog.

Intanto, di mettere musica in giro non mi va più, per 2 ragioni essenziali:

1) non si riesce a far capire la differenza tra una djane e una che seleziona musica.

2) non si riesce a far capire che, oltre a ballare il revival anni ’80, Madonna e l’elettronica c’è altro (con tutto il mio profondo rispetto per il revival, MDNA e l’electro). 

I podcast che potete scaricare e ascoltare da questo blog sono tutti stati registrati e trasmessi su radio onda rossa, all’interno dello spazio del Martedì femminista e lesbico autogestito, cui va il mio (donasonica) personale ringraziamento per l’ospitalità di questi anni.

Le nostre strade si dividono però, e per motivi importanti, che non sarebbe giusto né onesto tralasciare o omettere, e nemmeno tanto in linea con il modo in cui faccio le cose.

Quindi le nostre strade si dividono perché non ci capiamo, e per di più non vogliamo capirci. Le nostre strade sono evidentemente diverse perché credo nell’accoglienza, nella diversità e nella differenza tra le donne. Perché non ho stellette e non le vorrò mai avere. Perché quando non posso fare una cosa (qualunque sia la ragione per cui non posso e qualunque sia il livello di frustrazione che ne derivi) lascio che sia chi può farla a decidere. Perché sono fermamente convinta che non ci sia UN femminismo, ma molti, che sono determinati dalle differenze culturali che ci portiamo dietro. 

Il mio femminismo e il mio approccio politico è diverso da una donna che, per fare un esempio, ha un lavoro stabile, le ferie pagate, gli orari prefissati, e magari anche una casa di proprietà.

Non è classismo inverso, è pura realtà. Abbiamo per forza di cose visioni e percezioni diverse, non inconciliabili o irriducibili, ma sostanzialmente diverse, e dialogare implica sempre un doversi e un sapersi confrontare con questo. 

Io non posso essere femminista allo stesso modo di una giovane donna la cui famiglia proviene da un paese colonizzato, che magari è nata qui e frequenta la scuola italiana, ma che per forza di cose si confronta con una visione e percezione delle cose profondamente diversa dalla mia. Non ho nulla da insegnare, semmai molto da imparare. 

Non ci sono teorie da dover imparare, autrici da dover leggere, collettivi in cui bisogna essere passata, per essere femminista e lesbica e soprattutto per voler e potere fare della propria vita quotidiana una battaglia assieme alle altre.

Quando si fa parte di un gruppo o collettivo o redazione si tende a dimenticare tutto questo. Si tende a diventare escludenti, perché le proprie mete, per quanto grandi o minute, siano salve e solide, e spesso ci si cristallizza in posizioni che non hanno più nulla a che vedere con la vita vera.

Bisogna e si può leggere i segnali che ci arrivano però, altrimenti tutto ciò che si fa è inutile e autoreferenziale. 

Se in un luogo, qualsiasi luogo, una donna o più donne si sentono escluse o non incluse, o peggio non accolte, e questo non porta un ripensamento, una discussione, una voglia di fare meglio la prossima volta, bene io non voglio stare in quel luogo.

Qualunque sia e qualunque nome porti.


Quindi fra qualche giorno sarà online il nuovo podcast di sisterhood che col nuovo ciclo cambia un po’ volto e anche, perché no, nome:

Sisterhood unloaded

(sorellanza scaricata/venduta/di cui ci si è disfatte) 

Sì si è polemico e anche un po’ sarcastico, ma anche molto simbolico per me.

In ogni caso è il nuovo nome di un’avventura che spero ci porterà a stare assieme, ad ascoltarci (perché sisterhood ascolta tante altre speaker, djane e selezionatrici) a progettare e a realizzare alcune delle idee che sono venute fuori negli ultimi mesi (e per fortuna le idee non erano solo mie!). 

Sisterhood unloaded sarà un racconto di quello che succede in giro, delle donne che fanno cose diverse, cose indie e interessanti per il femminismo di cui io mi interesso.

 Questa voglia di raccontare di più anche cose non direttamente correlate alla musica, mi è venuta ascoltando Bea e il suo bellissimo hacia el sur en el atlantico, ma anche  Sangre Fucsia,  RudaFMThe Other Woman, Bitch Magazine  e tante altri podcast e letture di cui vi parlerò più avanti.

Sarà anche musica, ovviamente, ma non tutto il programma, come succedeva prima sarà dedicato all’ascolto. Non appena sarà online spero di poter avere da voi i peggiori e migliori feedback e, come si diceva qualche anno fa, chiunque voglia partecipare, inviarmi notizie, segnalarmi concerti o mandare demo deve soltanto farsi avanti. 

later. 

donasonica

sisterhood is blooming #50 presenta Potorrock 2014

potorrock 2014
In questa puntata vi presento e parliamo del Potorrock, festival autogestito di musica di donne che si terrà il 20 giugno a Valladolid, Spagna, sotto trovate i link per informarvi su cos’è, chi lo organizza e come andarci. Ma anche vi chiedo di contribuire qui, se potete, al festival i cui soldi andranno SOLO a retribuire le artiste proposte e i costi delle esibizioni ovviamente. La loro pagina fb è qui, per avere dettagli aggiornati.
E’ un progetto di collaborazioni di accion feminista e Hacia el sur en el atlantico, e spero presto di potervi raccontare altri progetti simili a questo, in qualsiasi posto del mondo accadano.
Se avete un’idea, un progetto in corso o in fase di costruzione, che condivide le idee e le ispirazioni che sentite qui a sisterhood, fatevi sentire e magari lo raccontiamo insieme.
buon ascolto, appuntamento a martedì 10 giugno alle ore 18.15!
donasonica

hanna show permanente/how can you say
las sexpeares/paracitos
les sueques/Y que? Ah
marina gallardo/the world inside
juanita y los feos/autolesionarse
hello cuca/rock del despertador
chiquita y chatarra /oh cherry
supergrupo 2/crisis
panty pantera/panty pantera
merylstreep/pause
sangre/cecilia
violeta vil/carne

p.s. come promesso ecco il video e il pezzo originale da cui chiquita y chatarra hanno tratto la loro splendida cover